Le Chiese Rupestri

Le Chiese Rupestri del territorio di Matera, fondate principalmente nell’Alto Medioevo, sono edifici scavati nella roccia. Inizialmente nate come strutture religiose, nel corso del tempo hanno subito diverse trasformazioni d’uso, diventando abitazioni o ricoveri per animali. Sono un’importante testimonianza della presenza di comunità di monaci benedettini, longobardi e bizantini. Talune chiese, inoltre, pur nella sostanziale impostazione latina, presentano elementi bizantini, o viceversa, chiese architettonicamente greche hanno spazi liturgici di tipo latino. Le chiese rupestri contengono spesso affreschi ed elementi scultorei, che, oltre alla funzione decorativa, inducevano alla contemplazione e alla preghiera.

Tra le tante Chiese Rupestri (150 ca) citiamo le più note:
chiesa1SANTA MARIA DE IDRIS/SAN GIOVANNI IN MONTERRONE:
È situata nella parte alta del Monterrone, una grossa rupe calcarea che si erge nel mezzo del Sasso Caveoso. Il nome Idris deriva dal greco Odigitria, colei che mostra la via, oppure dall’acqua che sgorgava da quella roccia. Si compone di una navata irregolare con affreschi, posti sulla parete di retrofacciata della cripta, gran parte dei quali staccati per restauro essendo deteriorati a causa dell’umidità e conservati presso la Soprintendenza ai Beni Storici ed Artistici di Matera. Sull’altare vi è una Madonna con Bambino risalente al XVII secolo dipinta a tempera, a destra Sant’Eustachio, patrono della città ed altri affreschi sempre risalenti al XVII secolo ed ancora una crocifissione di fattura rozza con sfondo la sagoma della città di Matera. La chiesa di Santa Maria de Idris è collegata alla cripta rupestre di San Giovanni in Monterrone attraverso un cunicolo, ed in questa cripta si trovano numerosi e pregevoli affreschi che sono databili in un arco di tempo che va dal XII al XVII secolo. Nel cunicolo di accesso vi è l’affresco raffigurante San Giovanni Battista; in una lunetta sovrastante un altare l’affresco risalente al XII secolo del Cristo Pantocratore benedicente alla latina, che con la mano sinistra sorregge un Vangelo aperto nel quale è inscritto un testo greco. Questo affresco rappresenta l’influenza della cultura iconografica bizantina.. Di fronte San Nicola (XIV secolo) in abiti vescovili, che benedice con la mano destra e regge il Vangelo con la sinistra. Uscendo dal corridoio si entra in un’aula più ampia, costituente la navata vera e propria della chiesa di San Giovanni in Monterrone, che termina in un presbiterio sopraelevato; sulla parete di fronte si trovano un affresco che raffigura la testa di Sant’Andrea e frammenti di una Madonna con Bambino nella tipologia iconografica della Glykophilousa, databili anch’essi verso la fine del XII secolo, e due santi ignoti. Sulla parete sinistra, posti in nicchiette decorate, altri due santi, uno dei quali individuato in San Pietro in base alle linee del volto, alla barba ed ai capelli, pur in mancanza delle chiavi, e di lato San Giacomo, risalente al XIII secolo.

chiesa2SANTA LUCIA ALLE MALVE: è il primo insediamento monastico femminile dell’Ordine benedettino, risalente all’ VIII secolo, ed il più importante nella storia della città di Matera.
Una comunità che attraverso le sue tre successive sedi monacali di Santa Lucia alle Malve, di Santa Lucia alla Civita e Santa Lucia al Piano è stata parte integrante della vita di Matera seguendone lo sviluppo storico-urbanistico nel corso di un millennio.
Gli ambienti della Comunità si identificano per la sua presenza, in alto scolpiti a rilievo, dalla simbologia del martirio di Santa Lucia: il calice con i due occhi della Santa.

Delle tre navate che articolando lo spazio interno, quella di destra, nella quale è l’ingresso attuale, è sempre rimasta aperta al culto, tanto che ancora attualmente nel giorno di santa Lucia, il 13 dicembre, qui si tiene una messa solenne.

Un discorso introduttivo è necessario per spiegare la presenza di affreschi antichissimi, alcuni addirittura di un millennio, così stupendamente conservati: essi conservano perfettamente i loro colori e i loro soggetti soltanto se eseguiti con una precisa tecnica, ben conosciuta nel territorio Materano dai molti Mastri frescanti attivi nel corso dei secoli.
La Madonna del Latte datata intorno al 1270 ed eseguita dello stesso maestro frescante che ha dipinto La Madonna della Bruna (in Cattedrale) denominato per questo Maestro della Bruna, ci mostra la Madonna che allatta il Bambino, in un gesto di tenerezza che probabilmente è rappresentato per ribadire una dimensione più vicina all’uomo di quel Dio autoritario e vendicativo come era concepito nel Medio Evo. Per non sfiorare la blasfemia il frescante ha dipinto il seno della Madonna in maniera decentrata rispetto alla reale anatomia e di piccole dimensioni.
Nella nicchia affianco, San Michele Arcangelo datato 1250, nella sua funzione di messaggero di Dio, riveste una sopraveste tempestata di pietre preziose, simbolo degli ambasciatori della corte imperiale di Bisanzio e stringe in una mano un sigillo con una croce greca inscritta. Nell’altra mano ha il labaro e sotto i suoi piedi si attorciglia il dragone rappresentante il diavolo. Una iconografia cristiano latina con elementi cristiano orientali armonicamente fusi.

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SAN PIETRO BARISANO: in origine detta san Pietro de Veteribus, è la più grande chiese rupestre della città di Matera.
Le indagini archeologiche hanno permesso di individuare il primo impianto rupestre, risalente al XII–XIII secolo, al di sotto del pavimento. La Chiesa ha un impianto a tre navate, una nuova facciata (datata 1755) e gli ambienti sotterranei destinati alla “scolatura” dei cadaveri. Questa pratica funebre, riservata ai sacerdoti o agli aspiranti tali, consisteva nel porre i cadaveri vestiti dei paramenti sacri entro nicchie modellate nel tufo; i resti mortali venivano rimossi solo al termine della decomposizione.

chiesa4CONVICINIO DI SANT’ANTONIO: Presentato da un elegante portale, sormontato su un arco a sesto acuto sul quale si affacciano quattro chiese rupestri. La prima chiesa è conosciuta con come TEMPE CADUTE, un nome dato all’intero rione soggetto a continue cadute di massi, le ‘tempe’. La seconda cripta è dedicata a SANT’ELIGIO considerato il protettore degli animali domestici. Un santo particolarmente venerato, nel passato, da una società come quella materna, contadina e pastorale. La cripta pur dissestata e modificata, dopo la trasformazione in cantina a seguito dell’abbandono ed alla costruzione della cappella nel rione del Piano del XVIII secolo, è ancora leggibile nella planimetria. Nell’ambiente di sinistra in un’ampia lunetta absidale decorata con una serie di riquadri, troneggia un CRISTO PANTOCRATORE, del quattordicesimo secolo nella classica iconografia benedicente con la mando destra ed il Vangelo aperto nella mano sinistra.
La terza è denominata CRIPTA DI SAN DONATO con pianta quadrangolare con due soli pilastri centrali che scompongono il piano delle absidi appena abbozzate. La volta del presbiterio di sinistra si differenzia per l’elemento a crociera e quella centrale per un’ampia cupola con inscritta una croce gigliata a rilievo. l’Ultima è la cripta di Sant’Antonio, ha tre navate. Nelle tre navate è possibile vedere i palmenti per la produzione del vino, in quanto in tempi recenti la chiesa fu abbandonata e riutilizzata come cantina.Gli affreschi presenti entrando a destra, sul primo pilastro, S.Antonio Abate (XV secolo), sul pilastro successivo San Sebastiano ( XV secolo), mentre nella zona absidale della navata sinistra c’è una scena devozionale risalente al XVIII secolo, probabilmente relativa al culto della Madonna di Picciano.

SANTA MARIA DE ARMENIS: La chiesa diviene sede della Confraternita di S. Francesco da Paola, allorché alcune famiglie nobili materane, tra cui i Malvinni, realizzano all’interno della chiesa degli altari per la devozione al santo. La Confraternita abbandona la chiesa nel 1774, spostandosi nel nuovo edificio appositamente costruito al Piano, nei pressi di Piazza Vittorio Veneto; essa viene trasformata in civile abitazione comportando una serie di manomissioni all’impianto monastico. La chiesa, infatti, è a navata unica costruita, coperta da volta a botte, con un grande arco ribassato che divide l’aula dalla zona presbiteriale con copertura a cupola. A destra e a sinistra dell’ingresso sono presenti una serie di vani quadrangolari e sulle pareti una sequenza di affreschi molto rovinati.